Sucre e Maragua

Giovedì 24 agosto

Arrivati a Sucre finalmente ci facciamo una doccia e ci riposiamo la mattina in ostello. La città è molto rilassante, bella, ordinata, con pochi cani. Finalmente si può girare in maglietta senza avere freddo! Sembra molto più chic di altre città. Come dice la guida è una città coloniale, e le si addice proprio. Andiamo alla caccia di un’agenzia per domani, e ci tocca cercarle perché nessuno viene verso di te a proporti tour turistici! Peccato che siano ai lati opposti e attraversiamo la piazza almeno 6 volte nel giro di un’ora. Alle 19 ci confermano finalmente il tour di Maragua. Questa volta il servizio lavanderia è stato efficiente. Cenetta in un pub e a letto a riposare.

Venerdì 25 agosto

Ci ritroviamo con 3 francesi (che strano!!) in una jeep, con una guida che parla francese e mangia foglie di coca senza pausa. Arriviamo ad un passo all’inizio di un sentiero inca, che percorriamo scendendo fino ad un villaggio. Qui la jeep ci recupera e ci porta a Maragua, dove pranziamo e andiamo a fare una passeggiata digestiva, con siesta. Beh la passeggiata aveva poco di digestivo, e la siesta ce la siamo scordati perché non c’era un albero! Il punto di vista comunque non permetteva di dormire. Da una parte una grande conca colorata di 20 km2 con bordi simili a petali di fiore e ondulati dai vari colori, dall’altra parte un canyon e le montagne tutto attorno. Ci sono anche dei resti fossili che testimoniano che era anticamente una laguna, e delle impronte di dinosauro che però non andiamo a vedere. La gita comprende anche la visita alle donne che tessono. Ti vendono la cittadina come il cuore della cultura artigianale, ma in realtà durante la stagione secca vanno quasi tutti a lavorare a Sucre. Rimangono poche famiglie e … tanti tori, enormi tori. Un gruppetto di tre cammina verso di noi mentre torniamo alla macchina, e un bambino cammina dietro di loro, come niente fosse.

Dobbiamo bussare a due porte prima di trovare una signora che sta tessendo. Il lavoro è impressionante, fatto di pazienza e trasmesso tra le generazioni. Prendiamo informazioni dai francesi sul tour del Salar che ci saranno molto utili facendoci risparmiare un giorno. Come finire meglio la giornata se non con un aperitivo al tramonto con vista su Sucre. Siamo pronti per l’autobus notturno e freddo verso Uyuni. Tutta un’altra storia gli autobus in Bolivia. Il terminal è un mercato confusionario, i bagagli li metti direttamente sull’autobus, non esiste alcun deposito. I biglietti li controllano una volta partiti, ed è quindi facile ritrovarsi sull’autobus sbagliato. Gli autobus sono la posta nazionale, ci caricano pacchi e persino carriole, il tutto lanciato o calato (a seconda del peso) dal primo piano dell’edificio che dà sulla piattaforma. Urla, gente in una coda immaginaria, aiuto guidatore che prova a sovrastare la confusione, gente che entra in autobus e scende perché ha sbagliato… Più casino vuol dire più ritardo, ed è la prima volta che ci farebbe comodo, dato che l’ora prevista di arrivo è le 4.30, e abbiamo dubbi di trovare un locale aperto. Per fortuna abbiamo portato sull’autobus i sacchi a pelo seguendo i consigli dei francesi. Saranno i nostri migliori amici raggiungendo l’altopiano.