Lago di Titicaca

Mercoledì 16 agosto

L’autobus che doveva arrivare alle 5 a Puno è arrivato alle 4.30.. la notte è stata molto corta! Siamo sulla riva del lago di Titicaca, ultima tappa peruviana. Dalle agenzie che ci sono al terminal dei bus vediamo che le prime barche per le isole sono alle 7 circa, quindi aspettiamo le 6 e raggiungiamo il porto per avere informazioni. Tutte le bancarelle sono chiuse, i cani dormono ancora e alcuni peruviani fanno jogging a quasi 4000 mt…normale. Sul molo 3 casette aspettavano solo noi, alcuni uomini ci assalgono offrendo giri in barca. Decidiamo di fare il giro delle 3 isole con partenza alle 8.30, che prevede una notte da un abitante dell’isola Amantani. Per non congelare iniziamo a camminare lungo il porto, aspettando che salga il sole. Non importa quanto pesano gli zaini, dobbiamo muoverci un po’!  

Prima tappa: isole Uros, delle isole galleggianti fatte di totora, una specie di canna che cresce sul lago. La presidente dell’isola su cui sbarchiamo ci spiega come avviene la creazione dell’isola. Ci vuole circa un anno e mezzo e durano una ventina d’anni. Su ogni isola abitano due famiglie di solito, e le imbarcazioni di totora durano un anno e mezzo e ci vogliono 3 mesi per farle. Esiste un’isola bagno, un’isola scuola, un’isola ospedale che funziona solo il giovedì e venerdì. In altre parole, ci dice, i bambini nascono sempre in casa. Non bisogna confondersi con le isole turistiche e quelle native. L’avanguardia non manca: il pannello solare permette di vedere la TV in bianco e nero per un’ora al giorno. Dopo un giretto sull’imbarcazione tradizionale (durante il quale assaggiamo anche la totora!) al momento di salutarci la signora ci dice “tornate a trovarci tra un anno con un bambino” 😰  

riprendiamo la barca ufficiale e scendiamo ad Amantani, dove ci affidano ad una coppia di anziani che ci ospiteranno per la notte. Il pranzo che ci preparano è più che abbondante, e ci sembra di alzarsi dopo una cena di Natale. Andiamo a visitare le due colline con i santuari Pachamama e Pachatata, da dove vediamo il tramonto, un po’ di stirato da dei turisti francesi chiassosi. Torniamo giù con calma, tanto la cena è prevista alle 19. Almeno credevamo. Alle 18.15 l’anziano ci chiama per la cena. Ops….in effetti qui tutto va a ritmo del sole, e alle 18 c’è quasi buio. Sull’isola sono tutti vegetariani, ma la cena è più che abbondante e per noi cuociono anche un pezzetto di trucha (trota peruviana). Dopo la cena chiediamo di insegnarci qualche parola in quechua. Difficile trascrivere i suoni di una lingua orale! Passiamo comunque del tempo in piacevole compagnia, sembra di vivere con due nonni.

Giovedì 17 agosto

Questa volta non è il gallo a svegliarci come a Cusco, ma un asino! Maledetto! Alle 7 ci aspetta una super colazione con pancakes!! Strana questa moda di pancakes che non mancano mai nei menu dei dolci dei ristoranti. Il tutto accompagnato da un’infusione di erbe selvatiche. Buonissime, e per fortuna senza effetti collaterali.

Al momento del saluto chiediamo di fare una foto insieme. Entusiasti, ci dicono di aspettare un attimo e spariscono. Avranno preso paura? No, vanno a prenderci i vestiti tradizionali ed eccoci abbigliati in abitanti dell’isola per la foto di gruppo!  😆

Riprendiamo la barca e scendiamo a Taquile, per una passeggiata. Incontriamo Stephane e Laure, una coppia di simpatici francesi con cui condividiamo la mattinata e le esperienze peruviane.

Di ritorno sulla terra ferma cerchiamo un alloggio per la notte. La stanza che ci danno è freschi (13 gradi). Per fortuna c’è acqua calda e i nostri super sacchi a pelo.

Quando ci ricolleghiamo al WiFi del bar, ci accorgiamo di aver vissuto 2 giorni ad un ritmo diverso, scandito dalla luce del sole, dal lavoro della terra e dalla semplicità. Come ci spiegava l’anziano, questo tipo di turismo permette a tutti gli abitanti, secondo un sistema di rotazione, di guadagnare qualche soldo che permette loro di comprarsi riso e verdure durante la stagione secca in cui non coltivano. Proprio ieri facevamo la riflessione sul ruolo delle donne in questa società, donne che lavorano la terra, portano al pascolo gli animali… E poi ci siamo stupiti vedendo che a cena la donna mangiava in cucina e l’anziano con noi a tavola. Una cultura discendente degli inca sicuramente complessa ma affascinante, e qu’est, esperienza ci ha lasciato delle emozioni e degli insegnamenti importanti.

Venerdì 18 agosto

Un capitolo della nostra avventura finisce. È ora di chiudere la guida del Perù e aprire quella della Bolivia, con un po’ di dispiacere perché siamo ormai a metà, e con la curiosità di scoprire un nuovo paese.

Ore 7 sul pullman per Copacabana, prima tappa boliviana. Passare la frontiera è più facile del previsto. A mala pena guardano il passaporto. Intorno al posto di controllo sembra una grande festa, musica, bancarelle…

Prendiamo la barca alle 13.30 per l’isola del sole. Un’ora e mezza dopo sbarchiamo in un porto animato, dove bambini di 5-6 anni ti chiedono se hai bisogno di una camera. Ne troviamo una per pochi soldi, lasciamo gli zaini e andiamo alla scoperta. Donne arano la terra a mano, tornano dal pascolo con pecore, girano con asini carichi… L’intenzione era di sbarcare nella parte nord, camminare fino a metà, passare li la notte e scendere il giorno dopo per riprendere la barca a sud. Purtroppo per conflitti tra le comunità del nord, questa parte è chiusa da 4 mesi al turismo.

Saliamo l’escalera inca e andiamo fino in cresta, con una vista 360 gradi tra Perù e Bolivia. Talmente bello che non sappiamo più da che parte guardare! Resistiamo al freddo e ci godiamo il tramonto. Scendendo ceniamo in un ristorantino dove siamo gli unici clienti della serata..gli altri turisti preferiscono i ristoranti col wifi….

Sabato 19 agosto

Ci svegliamo alle 6 per poter approfittare dell’alba e camminare un po’. Uscire dal sacco a pelo è difficile quindi partiamo un po’ più tardi del previsto. Risaliamo la scalinata col fiatone dato che siamo a 3800mt..  e ci incamminiamo sulla strada che porta a nord, per vedere fino a dove si può andare. L’isola si sta già svegliando. Donne con la schiena carica scendono verso il porto con muli altrettanto carichi. Alcune donne sono già nei campi, qualche uomo al telefono e qualche vecchietto scende a testa bassa con un carico sulle spalle. Se non ti sposti in tempo rischia di venirti addosso. L’atmosfera è particolare.

Dopo circa 3 km incontriamo un anziano che ci dice che non si può andare verso nord, che ci sono conflitti tra le comunità e che dobbiamo tornare indietro. Facciamo finta di non sapere niente e chiediamo scusa. Ha un’aria gentile, e ci spiega anche che la punta dell’isola che vediamo da lì si chiama la Sirena Gigante. Si narra che un uomo, forse svizzero, avesse visto una donna nuda e l’avesse fotografata. In realtà è questa punta che ha forma di una sirena.

Purtroppo ci tocca tornare indietro, e ci fermiamo in cresta a fare colazione su una terrazza vista sirena, che ha persino delle sedie a dondolo. Alle 10.30 abbiamo la barca per tornare a Copacabana, e alle 14 l’autobus che ci porta a La Paz. Ad un certo punto l’autobus sale su una specie di barca grande quanto l’autobus stesso, con il fondo fatto di assi di legno un po’ precarie, e si parte per andare all’altra sponda. Poco rassicurante il percorso, ma arriviamo sani e salvi. Pensiamo di non aver mai visto una città così caotica come La Paz. La città è un traffico perpetuo, una coda unica. Il nostro autobus autobus avanza pian piano e la densità delle macchine aumenta. Finiamo con una lunga discesa verso il centro, e senza capire perché o per come, ci molla giù in una specie di piazza fatta di macchine parcheggiate a caso. Ma non dovrebbe andare fino al terminal degli autobus? Mah… come le altre città, anche La Paz è piena di taxi. È la nostra salvezza. Ancora qualche minuto di traffico e siamo all’ostello. Per cena: steak house.