La Paz(za)

Domenica 20 agosto

Partiamo alla scoperta della città. In una capitale così grande piena di turisti, ci illudiamo che anche di domenica sia tutto aperto.. Invece la vita inizia molto tardi, i banchetti e la strada dei negozi artigianali aprono dopo le 10.. si vede che non è fatta per i turisti come tante città peruviane. Non c’è nessuna concentrazione di ristoranti per turisti, nessuna agenzia che ti salta addosso per vederti tours, ne massaggi… piano B, andiamo a visitare il solo parco di La Paz. Ci ritroviamo davanti a degli spazi che dovrebbero essere verdi ma sono bruciati, attraversati da tante strade e macchine dal fumo nero, e per lo più chiusi da recinzioni. Solo una passerella lo attraversa in alto…. Piano C, camminiamo ancora un po’ per raggiungere il quartiere Sopocachi. Gran poco da vedere, ancora meno da fare.

La Paz è nata in una conca e si è diradata sulle pendici delle colline, quindi è tutto un sali scendi, a 4000m. In più l’inquinamento altissimo rende la respirazione ancora più difficile. Cosa c’è di meglio che prendere un taxi per risalire fino al centro città? C’è che il taxi non ci vuole portare! Probabilmente non vuole immischiarsi nel traffico e nelle code infinite. Ok, camminiamo… a fine giornata abbiamo fatto qualche chilometro, un po’ di dislivello per l’acclimatamento, e qualche scoperta sorprendente: venditori di feti di lama o alpaca, usati per le offerte religiose e pagane, come sepellirne uno sotto la prima pietra della casa in costruzione per scongiurare la malasorte.

Nonostante la città non abbia niente di bello da vedere, a nostro parere, vale sicuramente la pena passarci una giornata per immergersi nel caos e nella quotidianità boliviana. I marciapiedi pullulano di venditori di frutta, di oggetti e di negozietti con tutto tutto niente, per non parlare delle macellerie. In due metri quadrati si trova almeno la stessa quantità di banane e arance che tutta la frutta di Martinelli. Donne sedute per terra aspettano che qualcuno compri qualcosa. Il farniente non le turba affatto… è incredibile vedere come le case si arrampicano sulle colline, come un formicaio che si espande. È la città rossa, perché le case sono di mattoni, senza nessuna copertura. Una città caotica ed autentica, dove si incontrano e scontrano gli estremi della società, in un’organizzazione tutta boliviana.

Per farvi ridere, abbiamo deciso di utilizzare il servizio lavanderia dell’hotel.  Le cose accumulate sono troppe, e non esistono grandi terrazze sui tetti per stendere il bucato come in Perù. Bene, la lavanderia ha perso 2 mutande di Michela!! 2 su 6, è un bel numero! 😓