Huayna Potosi 6088 m

Lunedì 21 agosto

Partenza per 3 giorni fuori città. Abbiamo bisogno d’aria!

All’inizio volevamo fare il trekking di El Choro, 3 giorni di camminata è campeggio in discesa attraverso la giungla fino a Coroico. Facendo il giro delle agenzie abbiamo chiesto ingenuamente informazioni sul Huayna Potosi. Non l’avessimo mai fatto! Adesso bisogna decidere tra 3 giorni in mezzo alle zanzare, o 3 giorni al freddo. Il Huayna Potosi è una montagna di 6088m. Ma le agenzie hanno la risposta a tutto: primo giorno acclimatamento e prove tecniche su ghiacciaio, e incluso si ha tutta l’attrezzatura tecnica, praticamente allo stesso prezzo dei 3 giorni nella giungla. E adesso?! Mille domande in testa, forse esageriamo a lanciarsi su un 6000…non si sa bene come, ci ritroviamo a prenotare il Huayna Potosi. Ci dicono che il 70% arriva in cima.

Giorno 1: ore 9 proviamo il materiale in agenzia prima della partenza e ci facciamo prestare picozza, ramponi, sovra pantaloni, caschetto, passamontagna. E gli scarponi?! Scelta strategica e difficile. O teniamo i nostri estivi e siamo sicuri di stare comodi e avere i piedi freddi, o prendiamo i grossi di plastica dell’agenzia e siamo sicuri di avere caldo e le vesciche. In entrambi i casi c’è un fattore di rischio che può impedirci di arrivare in cima. Tanto vale tenere i nostri e risparmiarsi 2 kg sullo zaino. Michela spera di non perdere le dita dei piedi… è qui che conosciamo Tom, un ragazzo israeliano che viaggia da solo da più mesi e che non ha mai messo piede sul ghiaccio. Non è la prima volta che ci chiediamo se siamo noi troppo prudenti o gli altri troppo ingenui…non vi nascondiamo che speriamo di non avere la stessa guida in 3..in teoria è permessa una guida per max 2 persone. E così sarà, se solo Tom riuscisse a proseguire il percorso.

Finito l’abbondante pranzo al campo base a 4700m, conosciamo Sebastien la nostra guida che ci porta ai piedi del ghiacciaio per insegnare o ripassare la progressione su ghiaccio e farci fare qualche divertente arrampicata verticale. A Tom si apre un mondo nuovo…

Per la prima notte a 4700m non siamo soli..un gruppo di 5 australiani anima il rifugio con una valanga di f*** e s*** a voce alta.. ci sono anche Marielle e Nicolas, due francesi che fanno il giro dell’america del sud dandosi all’andinismo. Grazie per i vostri consigli.

Giorno 2 (martedì 22) : mattinata libera e poi salita al campo base avanzato, 5200m. Uno degli australiani non riesce nemmeno a partire per il mal di montagna, mentre Tom (e il suo enorme zaino) si arrende dopo un’oretta di cammino. Ci tocca finire il percorso con la guida degli australiani, finché Sebastien porta giù Tom e risale. Nemmeno in salita riescono a stare zitti, anche se due mostrano i primi segni di stanchezza. Prima di partire, la guida ci chiede se abbiamo veramente bisogno di tutto quello che abbiamo nello zaino. Eeeuuh, sì! C’è il materiale dell’agenzia, da bere e il sacco a pelo. Lui ci mostra il suo zainetto da 22 litri in cui ha: tutto il materiale, compreso corda e scarponi, e da mangiare per la colazione!

Per molti la montagna è una opzione come un’altra, Tom non è neanche un passeggiatore della domenica e gli australiani quasi si vantano di scalare per la prima volta una montagna. Ride bene chi ride ultimo.

Arrivati al campo base avanzato il cuoco ci accoglie con the e pop corn appena fatti! Come essere al cinema, anzi, lo spettacolo è ancora meglio, e i pop corn sono inclusi nel prezzo!  Il rifugio è forse il peggiore, 4 muri e un tetto di plastica. Per fortuna non siamo con gli australiani ma con 3 ecuadoriani. Alle 17 la cena è servita e alle 18.30 tutti a letto. Difficile dormire, tra l’altitudine, il vento forte amplificato dal tetto, il cane che abbaia…

Giorno 3 (Mercoledì 23) : 0 gradi nel rifugio. E chi vuole uscire dal sacco a pelo!? Alle 2 il gruppo di equatoriani parte, e noi alle 2.30. Alla fine non fa così freddo. Saliamo pian piano e senza pause per evitare di avere freddo. Ma forse non abbastanza piano, dato che iniziamo a superare tutte le cordate e pure gli ecuadoriani! La guida prova a farci fare delle pause, perché a questo ritmo arriveremo in cima col buio e non vedremo niente! Dopo un tratto di roccetta, una cresta e altri passaggi arriviamo in cima, siamo la seconda cordata su una quindicina. Non ci crediamo, ce l’abbiamo fatta! L’alba è appena iniziata, sotto di noi La Paz e Coroico illuminate e un cielo rosso fuoco all’orizzonte. Non possiamo aspettare oltre, fa freddo, quasi -20. Facciamo una foto col flash e scendiamo per un’altra strada. Per fortuna, perché Michela non si vede proprio a scendere al contrario quei passaggi, incrociando la gente che sale. Beh, dovrete crederci sulla parola, dato che sulla foto non si vede niente 😆 ma abbiamo la guida come testimone! Scendendo incrociamo un solo australiano che sta salendo con molta fatica. Stranamente non parla… ci rendiamo conto della strada che abbiamo fatto è della pendenza dell’ andata. Il fiatone si spiega adesso…!

Arriviamo al primo campo base distrutti, ma con tutte le dita dei piedi. Nemmeno il tempo per festeggiare con una birra che ripartiamo per La Paz, dove prendiamo l’autobus notturno per Sucre. La doccia dovrà aspettare ancora un po’…

Alla partenza ci eravamo promessi che o ce la facevamo insieme, o scendevano insieme. Abbiamo fatto il nostro primo 6000, insieme.