Huaraz e la Crodillera Blanca

Primo giorno, martedì 1 agosto.

Arrivati alle 7 circa, la città è ancora addormentata, eccetto i taxi e qualche locale che ti assale chiedendo se vuoi un passaggio o se vuoi partecipare a qualche escursione… per fortuna all’ostello ci accolgono subito e ci danno la camera. Ana è una persona fantastica, e ogni sera bussa alla nostra porta per sapere se va tutto bene o abbiamo bisogno di qualcosa. Andiamo subito a fare un po’ di acclimatamento su una collinetta da dove vediamo per la prima volta Huaraz dall’alto e le Cordillera Blanca e Negra. La città non ha niente di bello, e ci chiediamo dove siano tutti questi turisti. Detto fatto, poco dopo capitiamo in un paio di piazzette con ristorantini e bar dove si concentrano gli europei. Nel pomeriggio proviamo a raggiungere delle falesie di arrampicata, ma lungo la strada di un quartiere un po’ losco al di là del fiume alcuni cani ci accolgono mal volentieri…giriamo i tacchi e col cuore a mille camminiamo di buon passo verso il centro… da quel pomeriggio guardiamo sempre con sospetto i tanti cani che girano per strada.

I peruviani? Le nuove generazioni sono vestite in jeans, mentre per le strade si trovano ancora delle anziane con addosso due o tre maglioni dai colori sgargianti e dagli abbinamenti improbabili, con la gonna e le calze di lana e delle scarpe più vecchie di loro. Siamo subito affascinati dai cappelli, che portano soprattutto le donne. Sembra che cadano da un momento all’altro, come fossero appena appoggiati sulla testa. Sono alti almeno una spanna, e leggermente decorati su un lato. Ci documenteremo su questa tradizione.

La sera in ostello incontriamo due probabilmente olandesi che ci lasciano i loro biglietti per l’ingresso alla riserva naturale valido altri 10 giorni… wow! Così ci risparmiamo 10 soles per ogni ingresso.

Mercoledì 2 agosto

Primo tour: Laguna 69.

Saliamo su un pulmino di circa 25 persone, con una guida spagnola che parla “little english”, ma ormai siamo bilingui (forse anche tri o quadri lingui)… tre ore di pulmino ci portano all’ingresso della riserva naturale di Huascaran. L’ultima mezz’ora è una strada sterrata in salita con tornanti, pulmini di altre agenzie o taxi che superano ovunque. Ma dove andate, che a mala pena riuscite a fare 5km orari in più di noi?! Ah, aspetta..adesso siamo noi a superare un pulman….meglio guardare fuori dal finestrino… sulla strada del ritorno incroceremo due pulmini guasti…io e Damien ci scambiamo un’occhiata. Non vorremmo essere nei panni dei turisti rimasti a piedi!

La camminata dai 3900 mt ai 4600 della laguna è semplice ma lunga, ma ne vale veramente la pena. Sorridiamo un po’ vedendo chi cammina di corsa e poi si ferma 5 minuti, per ripartire a tutto gas e superarci di nuovo. Dopo 2,20 ore sulle 3 previste, ci attende uno spettacolo mozzafiato…si va bene, forse è anche dovuto all’altitudine.

Giovedì 3 agosto

Laguna Churup, o la Madonna della Corona dei peruviani.

Decidiamo di andare da soli, e alle 7 del mattino siamo alla fermata del collectivo. Peccato, la prima corsa è piena di turisti e stanno caricando delle casse di rifornimenti. ci toccherà aspettare il prossimo..o forse no. Una donnina peruviana ci dice di salire, che c’è posto per due. Ma dove? Dal nulla appaiono due sedili, e non contenti del carico, salgono pure lei è un’altra! Ci ritroviamo in 17 su un pulmino da 10/12 posti, con queste povere donne sedute su una cassa e schiacciate tra i turisti e la porta scorrevole, con quel loro cappello che le obbliga a tenere la testa storta perché il tetto è troppo basso. Il viaggio della speranza inizia…un’ora di strade sterrate, buche, dossi, ruscelletti…il ragazzo neo zelandese a fianco a noi (si beh difficile essere lontani li dentro) è sempre più incredulo e riconta in quanti siamo…si si, 17, anzi, 18 con l’autista! Il tutto a ben 10 soles, che scopriremo essere il prezzo della sola andata.

A 3800mt inizia il sentiero, di fronte a noi le Ande nel loro splendore, colline e montagne con vecchi terrazzamenti ora incolti, e c’è persino un bagno, sicuramente fatto solo per turisti, con acqua corrente! Ma come è possibile che qui ci riescano, e in Nepal no? Meglio non farsi troppe domande. L’inizio del sentiero mette a dura prova le gambe, una salitona a gradoni sembra infinita,  ma il bello deve ancora arrivare. Appena prima della laguna a 4450mt, ci aspetta una parete ben ripida con delle corde fisse! Le corde sono quasi affidabili, ma le gambe chiedono pietà.

Ti viene spontaneo guardarti attorno e scuriosare gli altri turisti, come sono vestiti, chi è stato più furbo..magari si può imparare qualcosa. Ma ogni dubbio sparisce. In entrambe le lagune la gente cammina con scarpe basse da ginnastica, vestiti non sintetici, alcuni col piumino o il giaccone che neanche possono togliere perché sono senza zaino! Con una o due bottigliette in mano, ma soprattutto il telefono e il selfie stick!

Bene, ritorniamo al pulmino alle 13, perché ci siamo fatti scottare abbastanza dal sole, e la simpatica peruviana dell’andata ci dice che partono quando arrivano 5 persone. Bene, aspettiamo..ci sediamo all’ombra ma dei cani iniziano a girarci attorno. Scattiamo in piedi e ci avviciniamo al pulmino, pregando che qualcuno scenda. Arrivano 2 persone e la buona donna ripete che con le altre 2 persone che stanno arrivando possiamo partire..eccoli, adesso siamo 6! E invece no, dice “ne stanno scendendo altre 2, con loro possiamo partire”. Ma ci prendi in giro? Temiamo di ritrovarci a 20 li dentro, ma per fortuna siamo solo in 8.

Venerdì 4 agosto

Chavín de Huantar.  La nostra guida appassionata ci spiega tantissime cose sull’origine dei nomi locali, sulla geologia e geografia e ovviamente sulla cultura chavín, cultura pre inca. Anche questa volta il viaggio ci riserva delle sorprese: una strada sterrata in mezzo al nulla e un piccolo tunnel a 4.500mt circa, il tutto per passare sul versante orientale della Cordillera Blanca.

Visitiamo una laguna, il sito archeologico con i resti che diventa un affascinante tuffo nel passato con le spiegazioni dettagliate della guida. Ci ritroviamo anche nei cunicoli sotterranei del tempio, un labirinto con gallerie usate per alcune cerimonie.. Infine il museo dove ritroviamo alcuni resti originali del sito archeologico…ORIGINAL SEÑORES ! Ci tiene a ripetere la guida.

Rimaniamo comunque molto impressionati dalla conoscenza che potevano avere di astronomia, acustica, matematica, architettura e chi più ne ha più ne metta… Forse dovremmo porci qualche domanda sulla vera evoluzione dell’uomo…

Sabato 5 agosto

Abbiamo fatto bene a prolungare di un giorno la permanenza qui. Oggi siamo andati a vedere il Nevado Pastoruri,  a circa 5000mt! La valle per arrivarci è a dir poco incantevole, il ritiro del ghiacciaio ha lasciato colline e spianate, sulle quali si è formata una vegetazione tutta particolare grazie al micro clima. Indovinate un po’?? Due ore di strada sterrata fino alla partenza della camminata! Sembra di essere seduti su una lavatrice durante la centrifuga..! Una cosa è certa, ti stimola la diuresi!

La camminata è breve, circa 35 minuti con 200mt di dislivello, su un sentiero pavimentato, in una immensa distesa di rocce nere! Sembra un altro pianeta.. per chi non ce la fa, ci sono cavalli che ti portano fino a 3/4 del percorso e poi, non contenti, ci sono alcuni peruviani che ti portano in spalla fino su..! Il prezzo varia a seconda del tuo peso.  Rimaniamo un po’ basiti…

Conclusioni…

Huaraz, la città dalle case in adobe,  e da quelle in mattoni mai finite, dalle case con la facciata pitturata e i lati decadenti, la città dei cani randagi, delle strade asfaltate una sì e una no, dai rumori e dagli odori penetranti, dalle donne peruviane con i colori, i tratti, i cappelli che portano con sé tutta la tradizione di un paese in cambiamento. La città che è parte di una cultura antichissima e della lingua quechua. Nelle zone più lontane sperse nelle vallate, qualcuno vive ancora in baracche di adobe cadenti, o in piccole capanne di pietra e tetto di paglia, dove i campi si arano coi buoi e l’aratro in legno. I bambini che corrono dietro gli autobus dei turisti, per essere i primi ad offrirti caramelle di limone o di coca appena scendi. La tecnica di sorpasso: accostarsi all’auto o camion appena prima di un dosso, fare a gara a chi lo salta più velocemente, e ripartire a tutto gas prima che arrivi qualcuno nel senso opposto. E poi i paesaggi, che ci hanno insegnato a meravigliarci del vuoto, dell’immenso e del senza misura.